
La lavorazione del latte all’Alpe della Bolla ha luogo nel caseificio,
all’Alpe di Lenno nella cucina-caseificio. La descrizione che segue
è tratta da: Ghirlanda S., L’azienda montana Alpe della Bolla,
Museo etnografico della Valle di Muggio, non pubbl., 1986.
Il latte viene filtrato, misurato e versato nella grande caldaia di rame,
la culdéra, già appesa al tornio, la scigögna, posto a
fianco del focolare. Una volta accesa la fiamma a gas il braccio del tornio
viene girato in modo da porre la caldaia sulla fiamma che riscalda il latte
a 35-36°C. Raggiunta questa temperatura, si spegne la fiamma e si versa
il caglio, al quàc. Il quantitativo dipende da quello del latte. Si
lascia riposare una quarantina di minuti poi si controlla la cagliata, la
quagiàda: se appoggiando leggermente il mestolo sulla superficie resta
impressa la traccia concava, allora significa che l’è quagiàda
asee. A questo punto si taglia la cagliata con la lira: la ghitàra.
Il primo taglio viene praticato a forma di croce, i seguenti più fitti
e circolari scompongono in granelli la cagliata e la trasformano nella pasc-ta
dal furmài. Viene lasciata riposare qualche minuto. Si riprende a mescolare
e si riscalda a 42-43° C in inverno, a 46-47°C in estate: al sa sc-cota.
A questo punto si allontana la caldaia dalla fiamma e si continua a mescolare
per una ventina di minuti, poi al fem su. Per estrarre la pasta del formaggio
si inizia lavorandola sul fondo della caldaia e si cerca di renderla compatta.
Si avvolge poi l’estremità di una tela quadrata ad un’asta
metallica piatta, l’altra estremità è stretta tra i denti,
e la si immerge nella caldaia fino a toccare il fondo. Si fa scivolare una
porzione di pasta nella tela e la si estrae.










Il formaggio