D'istanti condivisi. Diari dal confine

Nell'ambito della mostra "Pezzi di frontiera. Geografie e immaginario del confine"

Il piccolo villaggio abbandonato di Casiroli, situato poco sotto la strada che da Scudellate
conduce a Roncapiano, è uno dei luoghi simbolo dell’abbandono della civiltà rurale. I graziosi resti
di questo insediamento sono espliciti testimoni dei cambiamenti intervenuti negli ultimi decenni.
Foto: MEVM

« Noi siamo il nostro luogo, i nostri luoghi: tutti i luoghi, reali o immaginari, che abbiamo vissuto, accettato, scartato, combinato, rimosso, inventato. »

(Vito Teti, Il senso dei luoghi: memoria e storia dei paesi abbandonati, Roma, Donzelli 2004)

 

 

Sabato 2 maggio
6. I luoghi in attesa


Esiste un confine tra passato e presente? Certamente non è un limite netto, ma è percettibile. E non solo nella dimensione cronologica: ce ne rendiamo conto muovendoci nello spazio. Percorrendo i boschi delle nostre regioni, uscendo dalle zone urbanizzate, fino alle quote più elevate oltre il limite degli alberi, capita d’imbattersi in stabili diroccati e vestigia di antichi usi del territorio.
Avvolte dalla vegetazione, queste testimonianze esercitano su di noi un fascino particolare. Sono luoghi di contemplazione e scoperta. Sorprendono e interrogano.

Interno della caserma della guardia di finanza della Val Rossa (Valle della Crotta).
Lo stabile, costruito attorno al 1930, è stato probabilmente abbandonato negli anni 1950.
Foto: MEVM


Chi avrà percorso questi sentieri? Perché sono stati abbandonati? Chi avrà vissuto, riso, pianto, sudato e trovato riparo tra queste mura?
Le domande si affollano nella mente e, come tessere di un mosaico, vediamo emergere antiche piazze dei carbonai, radici che avvolgono resti di edifici, imponenti muri di terrazzamento che cedono all’incuria, tracce arrugginite di fili a sbalzo, misteriose iniziali (o croci o coppelle) incise nella pietra. Sono luoghi all’incrocio dello spazio e del tempo in cui si cristallizzano fotogrammi dell’abbandono e dell’impermanenza. Sono dimore del vento come le chiama Paolo Rumiz: indizi e testimonianze di una stagione che si avvia alla sua conclusione.

Stalla, Alpe di Sella.
Foto: MEVM


C’è chi ha individuato in questi luoghi una valenza particolare. Nel Catalogo dei paesaggi culturali caratteristici della Svizzera, edito nel 2014 dalla Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio, gli autori riconoscono nei “paesaggi secondari”, originati dall’abbandono delle attività antropiche, numerose qualità. Sono luoghi con una forte carica emotiva e preziosi habitat per la piccola fauna e la flora. Ognuno di noi, in fondo, ha familiarità con questo tipo di ambienti ai quali associa particolari sensazioni. L’architetto Martino Pedrozzi, con l’aiuto di amici e studenti, ha persino trovato il modo per suggellarne l’abbandono attraverso le “ricomposizioni” sull’alpe di Sceru in Valle Malvaglia.

Ricomposizioni di pietra sull’Alpe di Sceru in Valle Malvaglia.
Foto: Pino Brioschi (cortesia arch. Martino Pedrozzi)


Ammonticchiando le pietre all’interno dei sedimi diroccati, vengono ricostruiti e fissati dei testimoni che restituiscono una dignità ai resti delle cascine in rovina. La mano dell’uomo non è che una componente di questi ambienti, il resto lo fa la natura: l’azione delle intemperie che apre una breccia in un tetto in piode o che fa deperire la trave di colmo, la vegetazione che colonizza gli interstizi tra le pietre, il gioco del sole tra le chiome degli alberi che vegliano come sentinelle sul tempo che scorre.

Scala di ronda accanto alla rete di confine, Val Rossa (Valle della Crotta).
Foto: MEVM


Oltre ai numerosi appassionati di luoghi abbandonati, non mancano i progetti di recupero e valorizzazione. Vi sono situazioni in cui gli investimenti sono senz’altro giustificati da un interesse storico, naturalistico o paesaggistico. Nella maggior parte dei casi è però necessario accettarne l’evoluzione naturale, conservandone intatta la selvaggia autenticità.

Comunque sia, sono luoghi sospesi o – come li ha definiti Marc Augé – luoghi in attesa. Attendono di essere scoperti.

 

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D’istanti condivisi.
Diari dal confine
6. I luoghi in attesa


Pubblicazione online nell’ambito di:

Pezzi di frontiera. Geografie e immaginario del confine.


Esposizione temporanea dal 2020

Museo etnografico della Valle di Muggio
Casa Cantoni
6838 Cabbio
info@mevm.ch

Partner e sostegno finanziario:
Ente regionale di sviluppo Mendrisiotto – Basso Ceresio
Ernst Göhner Stiftung
Comune di Breggia
Comune di Chiasso

Direzione del progetto e curatela:
Mark Bertogliati
Graziella Corti
Sabina Delkic
Ivano Proserpi

Il MEVM rivolge un sincero ringraziamento per la preziosa collaborazione a:
Fabio Bossi
Gilberto Bossi
Paolo e Silvia Crivelli
Jan Holenstein
Jon Mathieu
Irene Petraglio
Cristian Scapozza
Sven Widmer
Mario Zanetta
P.O.T. – Programma Occupazionale Temporaneo della RVM (Associazione dei Comuni del Generoso)
Bertrand Viglino
Damiano Petraglio
Carlo Petraglio
Paolo Mauri (Himap)
Giovanni Luisoni
Stefano Spinelli
Simone Mengani
Luca Piffaretti
Gianluca Poletti (CreativeMind)
Alexandra Holenstein Dubach
Mauro Lüthy
Sebastiano Corti
Martino Pedrozzi

Prestiti di oggetti e materiali:
Archivio di Stato, Bellinzona (Servizio audiovisivi)
Archivio truppe ticinesi (presso Archivio di Stato, Bellinzona)
m.a.x. museo Chiasso
Museo storico etnografico della Valle di Blenio, Lottigna
Museo della civiltà contadina, Stabio
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate
Ferrovia Monte Generoso
Giuseppe Haug
Danilo Marzoli
Kurt Baumgartner
Famiglia Fernando Bossi

 

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