D'istanti condivisi. Diari dal confine

Nell'ambito della mostra "Pezzi di frontiera. Geografie e immaginario del confine"

La recinzione in lastre di calcare conficcate nel terreno taglia il versante tra gli alpi di Génor e Nadigh in Valle di Muggio.
Lunga diverse centinaia di metri, essa divideva i prati da sfalcio privati a valle dai pascoli comunitari a monte, seguendo la curva di livello dei 1’300 m di altitudine.

« La ripetizione continua di una sequenza di semplici operazioni come scavare una buca, piantare un palo, tendere un filo di ferro tra un palo e l’altro, e soprattutto la sua facilità e velocità di esecuzione, possono trasformare non solo un paesaggio, ma un intero modo di concepire lo spazio. Pensare un confine e costruire un recinto sono pratiche omologhe. [...] Così, i due termini si confondono e raccontare la storia di uno conduce continuamente a incrociare e a seguire le vicende dell’altro. Le due immagini, quella del recinto e quella del confine, vengono così a sovrapporsi anche metaforicamente. »

(Pietro Zanini, Significati del confine. I limiti naturali, storici, mentali, Milano, Mondadori, 2000)

 

 

Sabato 11 aprile
3. Recinti


Quello dei recinti, a dispetto del concetto di spazio chiuso che essi veicolano, è un tema sconfinato. Delimitare un’area o una proprietà, erigere barriere difensive e costruire recinti sono operazioni che nascono da esigenze comuni a molte società umane, ma si declinano in infinite varianti e soluzioni tecniche.

49_PC049726_m.jpg


Le recinzioni agricole, ad esempio, possono essere considerate tra le più interessanti e variegate forme di delimitazione nel territorio. Nate dalla necessità di impedire l’accesso ai coltivi o regolare gli spostamenti del bestiame, le recinzioni rurali sono elementi che strutturano il paesaggio e riflettono un’ampia diversità di strategie, risorse e culture. O, meglio, lo erano: questo patrimonio è andato in gran parte perduto con l’avvento dei materiali edili costruiti in serie e, più recentemente, delle recinzioni elettriche.

bombogn.jpg


Quale ne sia lo scopo, in ogni epoca si è riposta particolare cura nella costruzione di mura e recinti, per cui in passato - ma anche nel presente - si investirono enormi risorse.
Le mura continuano a segnare il paesaggio, il nostro immaginario e le nostre ideologie: la Grande Muraglia cinese, il Vallo di Adriano, le mura fortificate di molte città europee, il Muro di Berlino, fino alle ipertecnologiche barriere ai confini di Arabia Saudita, Israele, Stati Uniti e di molte altre nazioni.

paline_ferro.jpg


Per tornare alla regione insubrica non possiamo certo dimenticare la “ramina”, la rete metallica di difesa fiscale realizzata, ampliata e consolidata a cavallo tra gli ultimi anni dell’Ottocento e la metà del secolo scorso dalle autorità italiane per contrastare i traffici di frodo. Le solide paline di ferro, il filo spinato, le imponenti caserme delle guardie di finanza abbandonate in mezzo ai boschi ci inducono a riflettere su questi luoghi di transito e di contese, in passato frequentati non solo dai contrabbandieri e dai loro rivali, ma durante la seconda guerra mondiale anche da profughi, partigiani, militari e disertori.
Cos’è in realtà una frontiera? La mente corre alla DDR, terra di confini, recinti e muri. Qui, malgrado l’oppressione dell’economia pianificata e del controllo sistematico delle attività, riuscirono a fiorire tra la popolazione iniziative spontanee e improvvisate, come le recinzioni da giardino autocostruite con materiali di recupero.
Come rimarcato da due ricercatrici alla fine degli anni ’80 – autrici del progetto “Zaunwelten” – nei recinti si riflettono le storie e l’estro creativo della gente comune, in velato contrasto con il regime autoritario e soffocante. Il tema del confine viene così fatto proprio dagli abitanti che però ne capovolgono il senso e ne sfidano il rigore e la solennità. Il mostro viene, in qualche modo, addomesticato.

Zaunwelten1.jpg


È di questi giorni la notizia dell’ampliamento della via del contrabbando nella zona tra Erbonne e il Sasso Gordona da parte di autorità ed enti del versante intelvese. Chissà che non si possa estendere questi sentieri anche alla Valle della Crotta! Si potranno così trasformare i recinti in luoghi di memoria.

cippo_gordona.jpg

 

Scarica in pdf »

 

sponsor.jpg

D’istanti condivisi.
Diari dal confine
3. Recinti


Pubblicazione online nell’ambito di:

Pezzi di frontiera. Geografie e immaginario del confine.


Esposizione temporanea dal 2020

Museo etnografico della Valle di Muggio
Casa Cantoni
6838 Cabbio
info@mevm.ch

Partner e sostegno finanziario:
Ente regionale di sviluppo Mendrisiotto – Basso Ceresio
Ernst Göhner Stiftung
Comune di Breggia
Comune di Chiasso

Direzione del progetto e curatela:
Mark Bertogliati
Graziella Corti
Sabina Delkic
Ivano Proserpi

Il MEVM rivolge un sincero ringraziamento per la preziosa collaborazione a:
Fabio Bossi
Gilberto Bossi
Paolo e Silvia Crivelli
Jan Holenstein
Jon Mathieu
Irene Petraglio
Cristian Scapozza
Sven Widmer
Mario Zanetta
P.O.T. – Programma Occupazionale Temporaneo della RVM (Associazione dei Comuni del Generoso)
Bertrand Viglino
Damiano Petraglio
Carlo Petraglio
Paolo Mauri (Himap)
Giovanni Luisoni
Stefano Spinelli
Simone Mengani
Luca Piffaretti
Gianluca Poletti (CreativeMind)
Alexandra Holenstein Dubach
Mauro Lüthy

Prestiti di oggetti e materiali:
Archivio di Stato, Bellinzona (Servizio audiovisivi)
Archivio truppe ticinesi (presso Archivio di Stato, Bellinzona)
m.a.x. museo Chiasso
Museo storico etnografico della Valle di Blenio, Lottigna
Museo della civiltà contadina, Stabio
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate
Ferrovia Monte Generoso
Giuseppe Haug
Danilo Marzoli
Kurt Baumgartner
Famiglia Fernando Bossi


Licenza Creative Commons
Distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale.