Michele Zanetta, classe 1937, conosce bene quest’alpe posto a 1200 m di altezza. Saliva al Bisbino da bambino e più tardi da adolescente appena terminata la scuola e raggiungeva i nonni, le zie e gli zii che si trovavano lassù già da marzo-aprile.
I prati da falciare, le mucche e le capre da curare, il latte da valorizzare, le galline e i conigli da accudire: c’era lavoro per tutti! Inoltre il grande stabile di Sella Cavazza era occupato per metà dall’Albergo. Infatti, i sciùri che provenivano dal Mendrisiotto si recavano lassù per trascorrere una o due settimane di vacanza.
In tempo di guerra parte dello stabile ospitava le guardie di confine e i soldati che accoglievano i profughi provenienti dall’Italia e li accompagnavano in paese.

 

Il contrabbando era un’attività fiorente a cavallo del confine. Durante la guerra dall’Italia venivano contrabbandati: riso, salumi, seta grezza; più tardi gomme per biciclette, per suole di scarpe,… Dalla Svizzera partivano invece le bricolle piene di sigarette. I furgoni carichi di sigarette arrivavano in paese dove avveniva lo sdoganamento e la preparazione delle bricolle. Una bricolla conteneva normalmente 1000 pacchetti di sigarette e il suo trasporto fino a Sella Cavazza fruttava a chi lo effettuava dai 10 ai 12.- Fr. Gli spalloni italiani arrivavano all’Alpe, aspettavano la sera e dopo aver avvolto le calzature in tele di juta per attutire il rumore dei passi cercavano di riguadagnare con il prezioso carico il territorio italiano. Il traffico era veramente intenso e Michele Zanetta ricorda di aver contato una sera circa 400 spalloni.

 

Alpe Cavazza